Gravidanza dopo un tumore al seno: sicura anche per le donne con mutazione genetica BRCA


 Proprio una ricerca italiana aveva già dimostrato che si può diventare mamma dopo un tumore al seno, senza rischi di ricadere nella malattia e in completa sicurezza per i nascituri. Una notizia importante visto che, anche in Italia, sono in aumento i casi di questo tipo di cancro fra le donne giovani che ancora non hanno completato il loro progetto di famiglia. Ora un altro studio internazionale condotto su pazienti con pregresso carcinoma mammario e BRCA-mutate,  coordinato da scienziati italiani e recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista americana Journal of Clinical Oncology, aggiunge un importante tassello dimostrando che la gravidanza è sicura anche per le madri portatrici di questa mutazione genetica (che le espone a un alto rischio di ammalarsi) e per i loro neonati.

3.500 italiane ogni anno si ammalano prima dei 40 anni

Il carcinoma mammario è la neoplasia più frequente nelle donne, i casi sono in continuo aumento (in Italia sono 53mila le nuove diagnosi ogni anno), ma fortunatamente la mortalità è in calo e le guarigioni sfiorano il 90%. Nell’80% dei casi la malattia colpisce dopo i 50 anni, ma l’incidenza nelle 30-40enni è in crescita e sono circa 3.500 le italiane che ogni anno vanno incontro a una diagnosi di cancro al seno prima dei 40 anni, il 10% dei quali ha carattere ereditario correlato alla mutazione BRCA. Due sono le preoccupazioni principali relativamente al tema della maternità per le giovani donne che hanno affrontato il tumore alla mammella, che spesso sono condivise anche da molti loro oncologi curanti: la possibilità che la gravidanza possa peggiorare la prognosi della paziente e il rischio che la pregressa esposizione a trattamenti oncologici possa avere effetti nocivi sulla futura gravidanza. Di conseguenza, prima dei risultati di questo studio, alle pazienti con pregresso carcinoma mammario e portatrici di mutazione BRCA veniva spesso sconsigliata una gravidanza, per paura di recidive o di ripercussioni negative sul feto.

Lo studio su 1.252 donne con mutazione BRCA

«L’idea di condurre questo studio è nata proprio dall’assenza di evidenze scientifiche – spiega Matteo Lambertini, coordinatore dello studio, condotto in collaborazione con 29 centri europei, e medico della Clinica di Oncologia Medica dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova – per poter rassicurare queste pazienti e i loro medici curanti su un tema così importante. Lo studio è stato condotto grazie anche ai fondi del 5x1000 destinati al Policlinico, e ha permesso di raccogliere dati da tutto il mondo per oltre 3 anni su 1.252 donne con mutazione genetica BRCA e diagnosi di carcinoma mammario prima dei 40 anni. Di queste pazienti, negli oltre 8 anni di follow-up, 195 hanno avuto una gravidanza dopo il completamento delle cure oncologiche. Lo studio ha dimostrato chiaramente che avere una gravidanza è sicuro sia per la madre sia per i neonati – prosegue Lambertini, che è anche ricercatore presso il Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche dell’Università degli Studi genovese –. Non è, infatti, stato osservato alcun peggioramento della prognosi per le pazienti che hanno avuto una successiva gravidanza; inoltre, il tasso di complicanze della gravidanza e di anomalie congenite sono risultati sovrapponibili a quelli attesi nella popolazione generale». Conclude Lucia Del Mastro, responsabile della Breast Unit dell’Ospedale Policlinico San Martino: «Questi risultati hanno importanti implicazioni cliniche perché ci permettono di affermare che, al termine delle cure oncologiche e dopo un periodo di osservazione adeguato, le donne con pregresso carcinoma mammario portatrici di mutazione BRCA possono condurre a termine con successo una gravidanza. Restituire queste speranze e possibilità alle giovani pazienti, rappresenta un importante passo avanti in oncologia per rendere la vita dopo la malattia sempre più libera, non solo dal cancro stesso, ma anche dalle sue possibili complicanze».