Over 65 dopo il tumore: gli «irriducibili» delle cattive abitudini


 Il 60% sceglie uno stile di vita più sano

Accusano il colpo a livello psicologico e non rinunciano alle cattive abitudini. E’ preoccupante l’identikit degli anziani italiani curati per un tumore che emerge dall’ultimo censimento ufficiale «I numeri del cancro in Italia 2019»: la maggior parte degli over 65 che ha ricevuto una diagnosi di cancro percepisce il proprio stato di salute come cattivo, una quota non trascurabile soffre di depressione, parecchi faticano a svolgere le normali attività quotidiane. E tanti, tantissimi, non fanno attività fisica e non rinunciano a fumo, alcol o alimentazione scorretta, esponendosi così a un maggiore pericolo di ricaduta tumorale o, se sono in terapia, aggravando la loro condizione. Secondo statistiche internazionali, circa 6 pazienti su 10 dopo aver scoperto la neoplasia ed essersi sottoposti ai trattamenti adottano uno stile di vita più salutare. Resto però una quota, non piccola, di «irriducibili» che continuano nelle loro abitudini pericolose.

Il 40% è sedentario, il 18% beve troppo

«I risultati sono preoccupanti – sottolinea Maria Masocco, responsabile dei sistemi di sorveglianza PASSI e PASSI d’Argento, coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità -. Le persone anziane che hanno avuto una diagnosi di tumore mantengono abitudini (quali fumo, abuso di alcol, sedentarietà o scarso consumo di frutta e verdura) che rappresentano fattori di rischio per recidive o aggravanti della patologia stessa. Fra gli ultra 65enni che hanno avuto una diagnosi di tumore resta non trascurabile la quota di persone che si mantengono fumatori abituali (11%). Il 18% fa ancora un consumo di alcol rischioso per la salute (superando il limite indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per gli over 65 di una unità alcolica al giorno) e il 40% dichiara di essere sedentario. Infine, solo il 13% degli interpellati riporta un consumo di almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, come raccomandano le linee guida per una corretta e sana alimentazione».

Servono i consigli del medico

«Un modo per scalfire lo zoccolo duro c’è – dice spiega Paolo Tralongo, direttore dell’oncologia medica della Rete di assistenza oncologica della provincia di Siracusa dove è attiva una Clinica per i lungoviventi -. Diversi studi hanno dimostrato che il consiglio medico per il contrasto ai comportamenti insalubri è una misura di provata efficacia. E’ determinante che l’oncologo e il medico di famiglia spieghino, anche agli “anziani”, l’importanza concreta di un corretto stile di vita per prevenire le recidive e avere una migliore qualità di vita».Dai dati raccolti dal sistema PASSI d’Argento emerge però che questa è una strategia ancora poco utilizzata: gli operatori sanitari prestano in genere maggiore attenzione all’abitudine tabagica dei propri assistiti e meno alla sedentarietà o al consumo di alcol. Fra gli ultra 65enni intervistati quasi 7 fumatori su 10 riferiscono di aver ricevuto il consiglio di smettere, poco meno di 3 persone su 10 raccontano di aver ricevuto il consiglio di fare attività fisica e solo 1 persona su 10, fra coloro che abitualmente bevono più del limite stabilito dall’Oms, dice di aver ricevuto il consiglio di limitare gli alcolici.

Solo il 55% fa vaccino antinfluenzale

Altro snodo cruciale è l’adesione agli interventi di tutela della salute, come la vaccinazione antinfluenzale offerta a tutti gli ultra 65enni (nonché raccomandata anche prima dei 65 anni a tutti coloro che siano affetti da patologie croniche fra cui il tumore). «La copertura vaccinale contro l’influenza fra gli ultra 65enni è molto lontana dalla soglia ottimale – dice Maria Masocco -: mediamente solo il 55% ha partecipato alla campagna vaccinale nei 12 mesi precedenti l’intervista. Una cifra che oscilla fra il 58% di chi riferisce una diagnosi di tumore, il 62% di chi soffre di altre patologie croniche e il 45% dei “sani”».

Per gli ex malati di cancro utile il vaccino

«Nei malati oncologici la vaccinazione è indicata, sicura, minimamente invasiva e va utilizzata sia nei pazienti che hanno già concluso le cure sia in quelli in corso di trattamento attivo, per i quali si suggerisce di effettuarla dopo circa due settimane dal ciclo di terapia per consentire una migliore risposta immunitaria – spiega Giordano Beretta, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e responsabile dell’Oncologia Medica di Humanitas Gavazzeni Bergamo -. Ci sono, come sempre, delle controindicazioni: per questo è bene parlarne sia con l’oncologo che con il medico di famiglia, in modo da valutare al meglio il singolo caso».

Il 19% è depresso

«Il profilo di salute fisica e psicologica e la qualità di vita degli ultra 65enni con una diagnosi di tumore risulta decisamente compromesso rispetto al profilo di coetanei senza cronicità – dice Beretta -. E comunque peggiore anche rispetto a quanto emerge per le persone affette da altre patologie croniche, diverse dal cancro». In base ai dati contenuti nel volume, il 22% dei pazienti oncologici percepisce il proprio stato di salute come cattivo o molto cattivo (verso 18% delle persone con altre patologie croniche e il 5% dei «sani»); il 19% per aver vissuto un periodo difficile per motivi psicologici (verso 9% delle persone libere da cronicità); il 16% dichiara che queste condizioni di salute, fisica o psicologica, hanno impedito loro di svolgere le normali attività quotidiane (vs 5% delle persone libere da cronicità). Infine, la quota di malati oncologici che riferiscono sintomi di depressione è quasi tre volte maggiore e raggiunge il 19%.

Pericolo chili di troppo

Il peso gioca un ruolo fondamentale. Se da un lato gli anziani sono a rischio obesità, proprio perché tendono a impigrirsi e diventare sedentari, dall’altro (soprattutto i pazienti sottoposti a chemioterapia) possono essere esposti a dimagrimento eccessivo, anemia, calo di forze. Il pericolo, quindi, è duplice: pesare troppo o troppo poco ha gravi controindicazioni, sia prima che dopo un tumore. «E’ importante, indipendentemente dal cancro, che anche in età senile si faccia una moderata attività fisica perché aiuta a preservare l’autonomia motoria minacciata dalla vecchiaia – ricorda Paolo Tralongo -. Certo, è ovvio, in base alle possibilità di ciascuno: uscire per la spesa, tenere in ordine la casa, ma anche fare sport a livelli intensi. Nella vasta ed eterogenea classe degli over 65 ci sono molte differenze, ma una regola vale per tutti i malati oncologici: tenersi in forma è utile sia per affrontare al meglio i trattamenti anticancro, sia per godere di maggiore benessere dopo».

Ginnastica e dieta contro gli effetti collaterali delle cure

Molte ricerche hanno dimostrato come gli anziani lungoviventi oncologici siano più esposti a secondi tumori, malattie cardiovascolari, obesità e declino funzionale. Disturbi che possono essere efficacemente contrastati da comportamenti salutari, come appurato da diverse sperimentazioni: sport e corretta nutrizione aiutano infatti a diminuire il pericolo di recidive, preservare una qualità di vita superiore e una migliore funzionalità nei pazienti. «Insomma – prosegue Tralongo -, per gli anziani ex-malati di cancro i buoni motivi per fare sport e curare l’alimentazione sono doppi: ai vantaggi per la salute in generale, si aggiungono quelli contro i possibili effetti indesiderati delle terapie anticancro a lungo termine. La ginnastica, ad esempio, aiuta a ridurre il rischio di neuropatia periferica (provocata da alcuni farmaci chemioterapici), un disturbo che determina difficoltà motorie o della sensibilità degli arti».

Sport almeno 10 minuti al giorno

Si può fare qualsiasi tipo di sport, compatibilmente con le proprie condizioni generali. Nuoto, bicicletta, cyclette, per tenere in allenamento muscoli e tendini. Ma anche solo una lunga passeggiata o salire le scale di casa. L’importante è essere costanti e muoversi almeno dieci minuti al giorno. Tenendo presente che sentirsi in forma è utile anche contro ansia, stress, e fatigue, quel senso di spossatezza e mancanza di concentrazione che molti malati si trovano a dover affrontare al termine dei trattamenti.