Raccomandazioni per la gestione dei tumori ginecologici durante la pandemia


 La pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto sulle persone affette da tumore, in termini di visite, somministrazione della terapia e di salute. Questi pazienti sono infatti maggiormente a rischio anche perché ricevono chemioterapici altamente immunosoppressivi e sono a rischio di contagio durante il trattamento in ospedale.

Nel corso dei mesi sono state pubblicate diverse linee guida e raccomandazioni per le donne affette da tumori ginecologici durante la pandemia. Molte delle linee guida si concentrano sulla limitazione delle interazioni tra il paziente e il personale, limitando il numero e la durata delle visite cliniche, e quindi riducendo l’esposizione. E consigliano di usare le risorse sanitarie in modo efficiente, facendo ricorso a strategie di prioritizzazione.

Un articolo pubblicato sull’International Journal of Gynecological Cancer fa un punto sulle linee guida che riguardano tra le altre cose la prioritizzazione chirurgica e oncologica dei tumori ginecologici e il ruolo della chirurgia mini-invasiva. In generale, il consenso è che la chirurgia elettiva benigna dovrebbe cessare e la chirurgia del cancro, la chemioterapia e la radioterapia dovrebbero continuare, tenendo conto di priorità basate sulle condizioni del paziente e sul rischio che presenta di contrarre forme gravi di Covid-19. Quando viene offerto un intervento chirurgico, scrivono gli autori, è necessario prendere una decisione insieme ai pazienti, fornendo consulenza sui rischi di ritardare l’operazione rispetto ai rischi di aumento della mortalità e morbilità derivanti dall’infezione da Covid-19.

In particolare per quanto riguarda il carcinoma ovarico gli autori sottolineano come il percorso diagnostico sia cambiato in alcuni centri (in particolare quelli con molti casi di Covid-19), poiché l’accesso alle biopsie tissutali guidate radiologicamente è limitato, quindi alcuni centri hanno dovuto fare affidamento sulla sola citologia per confermare una diagnosi di malignità ovarica avanzata prima di iniziare la chemioterapia.

Come per tutti gli altri tipi di tumore, l’European Society for Medical Oncology (ESMO) ha stabilito i diversi livelli di priorità delle pazienti affette da carcinoma ovarico, in termini di esami diagnostici e di trattamento.
Hanno priorità elevata per l’intervento chirurgico le pazienti che presentano condizioni problematiche: ostruzione intestinale confermata radiologicamente, perforazione intestinale, peritonite, complicanze post-chirurgiche. Sono invece a bassa priorità gli interventi di riduzione del rischio per predisposizione genetica al cancro ginecologico, le operazioni di cisti o masse ovariche benigne o di cancro ricorrente che richiede resezione palliativa.

La maggior parte dei pazienti in seguito all’intervento richiede il monitoraggio per i primi 2-3 mesi, dopo tale periodo la maggior parte dei centri monitora gli esami del sangue ogni 1-2 mesi e la necessità di frequenti visite può essere tranquillamente ridotta. Le linee guida sconsigliano la chemioterapia intraperitoneale ipertermica.