Coronavirus e malati di tumore: che cosa si sa finora?


 A fronte di molte incognite ancora da chiarire su questo nuovo virus SARS-CoV-2, ci sono anche alcune certezze. E’ ormai chiaro, ad esempio, che le persone più avanti con gli anni e quelle che soffrono di alcune malattie croniche (quali ad esempio diabete o patologie cardiovascolari) sono più a rischio di andare incontro alle conseguenze più gravi e critiche dell’infezione.E che circa il 20% dei decessi per Covid19 si registra in persone con una diagnosi di tumore nei cinque anni precedenti. Perché i tumori sono malattie molto diffuse, specie nella popolazione anziana, perché chi ne soffre ha un sistema immunitario indebolito e, inoltre, si reca spesso in ospedale, dove il pericolo di contagio è maggiore. Dall’esperienza cinese e da quella italiana si stanno però raccogliendo alcune evidenze scientifiche che aiutano gli oncologi a comprendere meglio come gestire la situazione. L’obiettivo è fare il possibile per garantire la continuità delle cure, ma senza esporre i malati ai rischi collegati all’accesso in ospedale.

L’esperienza cinese

«I malati di cancro sono più suscettibili alle infezioni rispetto alla popolazione a causa del loro stato di immunosoppressione sistemica causata dal tumore e dai trattamenti antitumorali, come la chemioterapia o la chirurgia. Quindi potrebbero avere un rischio più elevato sia di ammalarsi di Covid-19 sia di presentare esiti peggiori. E il pericolo maggiore riguarda soprattutto i pazienti trattati con chemioterapia o intervento chirurgico nell'ultimo mese». E’ questa la conclusione a cui sono arrivati gli oncologi cinesi in uno studio che a metà marzo 2020 hanno pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Oncology in cui si descrive la loro esperienza nel decorso dei pazienti oncologici, basandosi sui dati di 2.007 casi provenienti da 575 ospedali in 31 regioni amministrative provinciali della Cina.«E’ un numero limitato di pazienti per trarne informazioni universalmente valide – commenta Massimo Di Maio, segretario nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e direttore dell’Oncologia all’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino -, ma è comunque un primo punto di partenza interessante. Negli ultimi giorni sono state pubblicate anche altre casistiche di pazienti oncologici cinesi ammalatisi di Covid-19, in attesa di avere dati su numeri più grandi, anche purtroppo italiani». 

I pericoli che incombono

Se in questo momento, come indicano chiaramente i dati italiani e internazionali sull’epidemia di coronavirus, il pericolo è alto per tutti, appare anche evidente che il rischio di complicanze e decesso è più alto per certe categorie di persone «tra cui malati di cancro, che per di più sono in gran parte avanti con gli anni (circa il 60% è over 65enne) e con il sistema naturale di difesa spesso debilitato dalla malattia e dalle cure - sottolinea Di Maio -. I dati cinesi, raccolti da Wenhua Liang e colleghi indicano che i pazienti oncologici hanno più probabilità di contrarre il virus SARS-CoV-2, di sviluppare l’infezione in modo grave e polmoniti severe, con la conseguente necessità di ricovero in terapia intensiva e un maggiore pericolo di morte. Una minaccia ancora più incombente se la persona con una neoplasia è anziana. Per questo hanno stilato delle loro prime raccomandazioni, alle quali si sono aggiunte le nostre italiane divulgate da Aiom e approfondite in un editoriale appena pubblicato sulla rivista Esmo Open del British Medical Journal (BMJ)». 

Raccomandazioni

Dall’esperienza cinese era emersa chiara la necessità di ridurre i rischi di contagio in una popolazione come quella dei pazienti oncologici la cui vita era maggiormente messa in pericolo dal virus. Come? «Prima di tutto, è necessario modificare e adattare l’attività clinica abituale a questa nuova situazione di emergenza, valutando caso per caso la possibilità di ritardare alcuni trattamenti e visite non strettamente necessari – risponde Matteo Lambertini, oncologo e ricercatore dell’Irccs Policlinico San Martino-Università di Genova, che ha coordinato il gruppo di specialisti italiani per le raccomandazioni appena pubblicate -. Inoltre dovrebbero essere previste disposizioni più severe in materia di protezione personale per i pazienti con tumore o sopravvissuti al cancro, così come per gli operatori sanitari».Il lavoro pubblicato il 30 marzo 2020 sulla rivista internazionale 2020 sulla rivista internazionale della Società Europea di Oncologia (Esmo) è frutto della collaborazione tra un gruppo di giovani oncologi italiani e facendo seguito alle indicazioni prodotte dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dal Collegio degli Oncologi Medici Universitari (Comu) e dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo) offre delle linee guida utili a tutti partendo dall’esperienza dell’epidemia nel nostro Paese.

Come gestire i malati

«Per i pazienti che sono in terapia in questo periodo – spiega Lambertini - nel decidere se rinviare le terapie, si deve considerare il tipo di neoplasia in questione (ad esempio, se è aggressiva o meno, dov’è localizzata, a che stadio è), le condizioni del singolo malato e i sintomi di cui soffre, il tipo di trattamento in atto (inclusi i benefici attesi, i possibili effetti collaterali, e la risposta ottenuta) e i potenziali rischi in caso d’infezione SARS-CoV-2».Inoltre, i malati devono andare in ospedale da soli, a meno che non sia indispensabile la presenza di un accompagnatore perché non autosufficienti. Ed è indispensabile che all’ingresso dei centri e dei reparti si prendano le precauzioni necessarie per limitare il pericolo di diffusione del virus, misurando la febbre e rilevando eventuali disturbi respiratori.«Infine, per le persone che hanno finito le terapie e sono in follow up – conclude Di Maio – gli oncologi dovrebbero considerare l’opportunità di posticipare visite ed esami di controllo. Una telefonata e l’eventuale invio di documenti via mail possono tranquillizzare i pazienti e tenere la situazione sotto stretta osservazione, in modo che si rechino in ospedale solo le persone che vendono un peggioramento dei propri sintomi o per le quali si teme una ripresa del tumore».