Non solo farmaci, i malati di tumore si curano anche con «terapie umane»


Paura, rabbia, angoscia, disturbi del sonno e della sfera emotiva. Ne soffrono praticamente tutti i malati di cancro, quando scoprono la presenza di un tumore e anche per molti anni a seguire. Sono circa 367mila gli italiani che ogni hanno devono fare i conti con una diagnosi oncologica, che inevitabilmente scuote l’esistenza dei diretti interessati e delle loro famiglie.Una ricerca italiana presentata oggi al congresso dell’Associazione Americana di Oncologia Medica (Asco) in corso a Chicago dimostra però che con il giusto sostegno psicologico e sociale si può fare molto e, concretamente, migliorare la vita delle persone.

7 malati su 10 mostrano segni di disagio

«Disturbi d’ansia e depressivi interferiscono in maniera significativa sia con l’adesione alle cure sia con la qualità della vita - commenta Giordano Beretta, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -. Praticamente la totalità dei pazienti, e con loro i familiari, subisce uno choc emotivo al momento della diagnosi: rabbia, disperazione, angoscia prendono il sopravvento iniziale. E anche successivamente diverse statistiche hanno dimostrato che circa il 70 per cento dei malati mostra sintomi di disagio. Ma solo un terzo dei casi di disagio psichico grave viene riconosciuto, mentre la sofferenza psicologica dovrebbe essere rilevata subito, come avviene per i parametri vitali, al pari di temperatura corporea, frequenza cardiaca e respiratoria, pressione e dolore».Con un incremento degli interventi psico-sociali nei reparti di oncologia è però possibile migliorare in modo scientificamente misurato e rilevato la qualità di vita dei pazienti. E’ la conclusione a cui è giunto uno studio che ha coinvolto in totale 772 pazienti di 15 diversi reparti oncologici italiani, equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Il progetto HuCare-2 quantifica i benefici

«Per la prima volta un progetto scientifico, tutto italiano, dimostra e quantifica i benefici dell’umanizzazione delle cure destinante a chi sta affrontando il cancro – dice Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico del progetto HuCare (Humanization of Cancer Care, per l’umanizzazione delle cure in oncologia), promosso e sostenuto da Aiom e MEDeA Medicina e Arte onlus, associazione di volontariato di Cremona. L’umanizzazione delle cure contro il cancro negli ospedali italiani, presentata in un contesto importante come il convegno asco, diventa un esempio da seguire nel resto del mondo».Il progetto in questione si chiama HuCare-2 ed è nato lo scopo è rendere più umani i reparti di oncologia. In pratica ricordarsi di curare non solo il tumore, ma anche la persona nel suo insieme, mente e corpo. «Partendo da una semplice considerazione numerica – sottolinea Passalacqua, che è direttore dell’Oncologia di Cremona -: circa un terzo dei malati oncologici soffre di ansia e depressione. Umanizzare il loro percorso in ospedale, quindi, significa offrire sostegno psicologico, ma anche migliorare la comunicazione tra medico e paziente e rendere facilmente reperibili le informazioni necessarie. La Scuola di Umanizzazione AIOM-HuCare-2 è stata inaugurata nel 2016 con l’intento di formare gradualmente all'interno dei reparti oncologici personale medico e infermieristico specializzato nel realizzare un "processo di umanizzazione" delle strutture, favorire l’implementazione di interventi psico-sociali e sviluppare progetti di ricerca nell’area psicosociale.

Cosa si può fare

«Per inquadrare il problema occorre tenere presente che il disagio psicologico può dipendere da molte ragioni – conclude Passalacqua -: ci sono cause soggettive legate all’individuo (come sesso, età, livello di istruzione), alla malattia tumorale e alle cure; e cause legate al contesto organizzativo del reparto e dell’ospedale (ad esempio come funziona, se è presente uno psicologo o meno). E poi certo conta la preparazione dei sanitari (medici e infermieri) alla relazione col paziente e la loro capacità di comunicare. Esistono dei test molto semplici che misurano il livello di ansia e depressione (come quello utilizzato anche nei centri di oncologia in tutta Italia, il Termometro del Distress). E diversi studi hanno dimostrato che esistono metodi efficaci per combattere il disagio psicologico dei malati: fare movimento, combattere isolamento e problemi del sonno (dormire bene è fondamentale), partecipare ad attività di gruppo, seguire corsi e, per chi è in età lavorativa, non smettere di svolgere il proprio impiego: il lavoro aiuta ad affrontare meglio la malattia, le cure antitumorali e migliora la qualità di vita dei pazienti (esistono specifiche leggi e tutele, per lavoratori e datori di lavoro)».