La raucedine non se ne va? Potrebbe essere un tumore della laringe


 

 

Una voce che è diventata rauca da diverse settimane e non passa nonostante le cure, associata a difficoltà di respiro sotto sforzo, a problemi nella deglutizione e dolore irradiato alle d’orecchie. Questa combinazione di sintomi, singolarmente considerati poco allarmanti e molto comuni specie in inverno, deve invece insospettire se prolungata nel tempo: potrebbe infatti essere spia di un tumore della laringe, secondo uno studio britannico da poco pubblicato sul British Journal of General Practice.

Niente allarmismi, ma è un’avvisaglia

«Più che un singolo sintomo è l’insieme di diversi segnali che può aiutare il medico di famiglia a ipotizzare la presenza di questo tipo di tumore, non molto frequente – scrivono gli autori della ricerca, che ha preso in considerazione 806 pazienti con un carcinoma della laringe e oltre 3.500 persone sane -. A oggi, le linee guida britanniche raccomandano che si facciano indagini di approfondimento in persone con una raucedine persistente o dei noduli al collo che non hanno spiegazione. E un semplice mal di gola non deve certo far temere alle persone di avere il cancro: niente allarmismi. Se abbinato però agli altri due sintomi, quando perdurano, deve insospettire i medici. Specie nei forti fumatori». Di tumore della laringe si ammalano circa 5mila italiani ogni anno, ma oggi più del 60 per cento dei pazienti guarisce dalla malattia. E i tassi di guarigione salgono a oltre il 90 per cento se la patologia viene diagnosticata allo stadio iniziale.

La diagnosi precoce cambia la vita

«Bisogna prestare attenzione alle alterazioni della voce (disfonia), in particolare a un abbassamento di voce immotivato e persistente per più di due settimane, con variazione del timbro vocale - spiega Mohssen Ansarin, direttore del Programma Testa-Collo e Divisione di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano -. Ci può anche essere, quando il tumore è più esteso, dolore o difficoltà alla deglutizione, con fitte che raggiungono anche l’orecchio da un lato. Spesso la comparsa di questi sintomi è legata al coinvolgimento di diverse zone della laringe. Talvolta, poi, il primo sintomo è costituito dall’aumento di volume di uno o più linfonodi situati nel collo. In questi casi è bene parlare con il proprio medico e fare una visita da uno specialista otorinolaringoiatra: la diagnosi precoce, come sempre quando si parla di cancro, cambia molto le probabilità di guarigione e può offrire al paziente una cura efficace con minore impatto sulle funzioni della laringe e di conseguenza garantire una buona qualità di vita. Oggi, poi, abbiamo a disposizione degli strumenti che consentono di acquisire immagini della laringe ad alta definizione durante una visita ambulatoriale e permettono di fare la diagnosi di tumore in fase molto precoce». 

Categorie a rischio

«Colpisce soprattutto gli uomini, generalmente sopra i 50 anni, ed è in aumento a causa (anche) di comportamenti scorretti sempre più diffusi come fumo e alcol , che sono responsabili dell’80 per cento dei casi– dice Ansarin -. Quando la malattia viene scoperta alle prime fasi si può procedere con un intervento più conservativo, che non compromette la voce e la respirazione dei pazienti, utilizzando la microchirurgia con laser ad anidride carbonica o il robot, nelle fasi un po’ più avanzate che coinvolgono la parte superiore della laringe. In molti casi, poi, la radioterapia può essere un’alternativa valida all’operazione o “rinforzarne” l’effetto curativo nei malati che sono più a rischio di una recidiva, per la presenza di un tumore non più di piccole dimensioni o già estesa alle zone adiacenti. Ma se la neoplasia viene diagnostica in fase avanzata, la strategia terapeutica deve essere multi-modale: è necessario rimuovere la maggior parte o tutta la laringe e successivamente eseguire un trattamento con radioterapia o chemio-radioterapia in base alle caratteristiche aggressive del tumore evidenziate all’esame istologico. A seguito di queste terapie i malati non possano più parlare o respirare in modo naturale. Anche se oggi abbiamo la possibilità d’impiantare una piccola protesi durante l’intervento che permette ai pazienti di avere la voce quasi normale».